FAQ

DOMANDE E RISPOSTE SULLA TRICOLOGIA

Nella maggior parte dei casi la perdita dei capelli rappresenta un fenomeno del tutto naturale tradizionalmente legato alla senescenza. Tuttavia, negli ultimi anni, la caduta dei capelli ha assunto un’ importanza ed un significato decisamente superiore rispetto al passato per una maggiore sensibilità verso l’aspetto esteriore della propria persona o per il desiderio di conservare una eterna giovinezza. La capigliatura, vissuta come riflesso di salute fisica, diventa rapidamente fonte di sconforto quando si sfoltisce.
Per rispondere a questa domanda bisogna fare una differenza tra caduta e perdita dei capelli.

La caduta dei capelli non solo è normale ma addirittura necessaria, perchè i capelli hanno un ciclo vitale che oscilla tra i 2 e i 7 anni. Il capello è un annesso cutaneo, che nasce da un follicolo pilifero e la sua vita si sviluppa secondo un ciclo follicolare. Nel corso della vita dell’individuo ogni follicolo è in grado di dare origine a circa venti cicli di crescita del pelo, ognuno dei quali dura dai 3 ai 7 anni ed è suddiviso in tre periodi:
• fase anagen o di crescita attiva ha una durata variabile da un soggetto all’altro potendo oscillare tra i 2-4 anni nella donna e i 3-7 anni nell’uomo;
• fase catagen o di regressione, dura tre settimane;
• fase telogen o di riposo, durante la quale il capello morto viene sostituito da un nuovo pelo in fase anagen prodotto dallo stesso follicolo. Dura 3 mesi.
La vita e la crescita dei capelli dipendono dalla loro radice. L’unico mezzo di nutrimento di questa radice è l’irrorazione sanguigna del cuoio capelluto. Quando l’irrorazione è normale il capello cresce sano e forte compiendo il suo ciclo vitale. Proprio parte di questo ciclo è la caduta di quel capello e la nascita di uno nuovo che la stessa radice comincia ad elaborare.
Quando invece il capello cade e viene sostituito da uno più debole inizia un processo di indebolimento o perdita vera e propria. Questo fenomeno si presenta con una diminuzione progressiva del calibro e della qualità dei nuovi capelli che non hanno la forza sufficiente per compiere il loro ciclo completo di vita. Così cadono prematuramente: secondo l’entità e il disegno delle aree che si sono sfoltite abbiamo a che fare con l’alopecia.

I capelli si rinnovano secondo dei cicli follicolari asincroni ed una caduta di cinquanta fino a cento capelli è normale.
Una perdita di più di cento capelli al giorno per un lungo periodo può causare un forte diradamento che in seguito può determinare una alopecia.

Per rispondere onestamente a questa domanda dobbiamo ammettere che la vera causa della perdita dei capelli ancora non è del tutto nota. Quello che sappiamo è che esiste tutta una lunga serie di fattori che predispone e scatena la perdita. Tra essi abbiamo la predisposizione genetica, lo stress, le disfunzioni ormonali, le infezioni, le malattie gastro-intestinali, lo stile di vita, la profilassi del cuoio capelluto, ecc. Tutto ciò porta a definire una eziologia multifattoriale.

Per Alopecia si intende l’assenza o la carenza di peli o capelli nelle aree di cute in cui essi sono naturalmente presenti. Il termine comprende sia l’ipotrichia, che indica la carenza di peli o capelli, sia la calvizie, che indica la mancanza irreversibile di capelli.

Le alopecie possono essere classificate in:
Congenite
Acquisite

Tra le acquisite possiamo distinguere le cicatriziali e le non cicatriziali.
E’ chiaro che sia le alopecie congenite che quelle cicatriziali sono definitive e nulla si può fare quando queste si presentano.
Le alopecie non cicatriziali possono essere divise a loro volta in quelle di tipo telogen (da malattie infettive, alopecia areata, alopecia androgenetica, da dermatosi del capillizio, post-partum), quando il ciclo follicolare subisce una accelerazione verso la fase di riposo, e quelle di tipo anagen (alopecia da cause chimico-medicamentose, alopecia da radiazioni, alopecia da deficit nutritivo), quando si interrompe o viene rallentata l’attività mitotica del bulbo.

La perdita dei capelli è un problema che affligge solo in Italia circa undici milioni di persone, interessando, in forma più o meno grave, il 20% dei giovani maschi (15/30 anni) e il 50% degli uomini sopra i cinquanta anni e sempre di più le giovani donne, di cui non ci sono dati numerici precisi.
Questa grande diffusione la fa considerare, nel maschio, un fenomeno fisiologico e quindi normale. Nella donna invece, che sembra sempre più afflitta da problemi di natura tricologica, la perdita dei capelli può essere sintomo di tutta una serie di problematiche che devono essere opportunamente diagnosticate e quindi curate con opportune terapie. Se è vero che spesso l’uomo accetta malvolentieri una calvizie precoce, per una donna questo problema può assumere i caratteri di una vera e propria tragedia. Quindi la donna si preoccupa doppiamente, sia per l’aspetto curativo che per quello estetico, della perdita dei capelli.

Ogni persona con problemi tricologici è un caso a sé e per valutare la natura del problema dovrebbe sottoporsi ad una visita medico-tricologica e ad un esame del bulbo pilifero, eventualmente anche ad un tricogramma, per stabilire le cause del defluvium o effluvium e ritardare o eventualmente bloccare la perdita dei capelli.
Gli interventi possibili , fermo restando l’impossibilità di modificare la predisposizione genetica, sono volti al miglioramento della circolazione locale, alla regolarizzazione della produzione sebacea e alla cura delle eventuali alterazioni del cuoio capelluto attraverso l’uso di sostanze rubefacenti per uso topico e di diverse terapie fisiche quali la terapia laser, la radiofrequenza, la biostimolazione, la crioterapia, la vacuum terapia, gli ultrasuoni, la massoterapia e la digitopressione.

Nel momento in cui una persona perde i capelli, deve pensare innanzitutto che nel corso della vita vi sono dei periodi in cui tale fenomeno è fisiologico. Tali periodi sono legati all’età ed allo stato psicofisico generale.
Addirittura, in determinati periodi dell’anno c’è un ricambio, seppur limitato, che non deve preoccupare. Sopravvalutare un problema che è normale rischia infatti di creare stati d’ansia e quindi può renderlo patologico.

Ovviamente una persona che ha questo problema, non essendo in grado di valutare da sola se la perdita di capelli sia normale o patologica, deve rivolgersi ad uno specialista.

L’approccio più ovvio con il paziente consiste nell’ esecuzione di una dettagliata “storia del paziente“. Bisogna quindi stabilire se vi sono condizioni varie importanti (genetiche, traumatiche, malattie varie, ecc). Tale approccio può essere eventualmente integrato con l’esecuzione di esami di laboratorio.

L’esame del capello, salvo determinate alopecie geneticamente determinate, non è sempre indispensabile per una giusta diagnosi; ritengo più importante l’esame anamnestico ed eventuali esami di laboratorio. Bisogna invece necessariamente eseguire l‘esame del capello per avere notizie circa la presenza di alterazioni valutabili al microscopio ottico che possono indirizzare verso terapie locali particolari. La valutazione più dettagliata si ottiene con il microscopio elettronico o con altri mezzi utili in caso di malattie particolari.

Le vere cure sono mirate al combattere le cause. Vi sono delle forme in cui tali cause non sono note oppure, anche se chiarito il meccanismo attaverso cui si determina la patologia, non esistono farmaci sicuri e privi di effetti collaterali.
L’ALOPECIA ANDROGENETICA è più frequente nell’uomo ma si manifesta sempre di più anche nella donna, fortunatamente in modo più attenuato. In tale patologia, i capelli cadono per motivi che vedono coinvolti gli ormoni e le terapie agiscono in modo transitorio, ma soprattutto non sono prive di effetti collaterali.

Una terapia ormonale è giustificata solo se gli esami di laboratorio sono alterati, in quanto la sospensione di tali farmaci, non privi di effetti indesiderati, ripropone il problema della caduta di capelli. L’ alternativa è quella di evitare o limitare fattori aggravanti (stress, alimentazione sbagliata, ecc) e rivolgersi ad un tricologo che darà direttive su come mantenere l’ igiene del cuoio capelluto ed eventualmente “allenare” lo stesso con stimolazioni che attraverso il microcircolo consentono al capello una miglior vita.

L’esame del capello e del bulbo pilifero sono indispensabili per avere notizie circa la presenza di alterazioni morfologiche, valutabili al microscopio ottico, che possono indirizzare verso terapie specifiche. Per una giusta diagnosi ad esse deve essere sempre accompagnata un attento esame anamnestico ed eventuali esami di laboratorio.